Poppy, papavero in inglese, è il nome del sito che fa parte di un progetto di tesi di laurea più esteso.

Ipotizzando un modello di autoproduzione e distribuzione di oggetti da indossare, che nasce dalla necessità di poter gestire una vetrina sul mercato con un ristretto budget economico, si sviluppa con un sistema applicabile ad eventuali altre tematiche.

Avere un'attività in proprio comporta sostanzialmente due fattori considerevoli: quello economico e quello “burocratico”(licenza). Indagare le dinamiche del mercato sul web è stato il primo step per poter creare uno spazio dove esporre e vendere le proprie idee creative.

Esiste però un mercato parallelo che sta prendendo piede e che costituisce una buona alternativa alla normale distribuzione: l' e-commerce. Internet rappresenta una grande finestra per chi ha le capacità e la voglia di farsi notare.
Nel web 2.0 tutto ruota attorno allo “sharing”, ovvero la condivisione ed il confronto con gli altri utenti. La rete intera è creata dall' apporto che ogni singolo utente dà. Non esistono più due singole figure distaccate: produttore e consumatore si fondono e divengono “prosumer”.

Il motto di coloro che stanno crescendo con la logica collaborativa del web non è il solitario 'io penso, quindi esisto", ma il sociale "noi pensiamo, quindi esistiamo".
(Charles Leadbetter)

La parola “Poppy” non significa solo papavero, simbolo di un'epoca di eccessi e stravaganze, ma è anche un gioco di parole per via dell'assonanza con la parola “pop”. Il tema è il periodo “anni '60”, rivisto in chiave contemporanea.

Le t-shirt non sono una collezione di moda ma un media come un altro per poter comunicare le proprie idee.

Il metodo di rappresentazione più efficace e diretto è la fotografia che ha aiutato a mantenere un certo rigore nel tema. Infatti le immagini, prodotte in laboratorio, cercano di simulare gli scatti dell'epoca dove le pose erano forzate e le prospettive anamorfizzavano i soggetti.